Coronavirus, denunce ai medici, se lo meritano?

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Durante l’emergenza COVID-19 si sente spesso parlare di “Medici Eroi”. A caro prezzo questa categoria sta pagando il fatto di combattere in prima linea questo nemico invisibile. Ad oggi secondo i dati dell’ ISS (Istituto Superiore della Sanità), sono 8.956 gli operatori sanitari contagiati e 66 i medici vittime del Coronavirus.


In questo articolo del “Corriere della Sera”, si può leggere la storia di ognuno di loro. Veri e propri eroi che sono scesi in battaglia, mettendo al primo posto il loro codice etico, hanno posto davanti a tutto il fatto di salvare delle vite umane. Spesso alcuni di loro hanno messo in secondo piano perfino le loro famiglie e sono andati a combattere senza indugi contro un male sconosciuto, che non guarda in faccia a nessuno, non fa distinzione di sesso, razza o classe sociale. Mai come prima d’ora i medici sono esposti a dei rischi estremamente alti. Rischi aumentati dal fatto che troppo spesso questa lotta è condotta a mani nude, senza le giuste armi, senza le giuste protezioni.

Parole quali “combattere”, “battaglia”, “nemico”, sono parole molto forti, raramente dovrebbero essere usate se non per il loro intrinseco significato, d’altro canto però questa emergenza non da spazio all’uso di parole più dolci.

Questo post non ha lo scopo di evidenziare le carenze strutturali, di mezzi e di personale con le quali il personale medico tutti i giorni si deve rapportare, di questi aspetti se ne parla già tanto nei salotti dei vari programmi televisivi e sui vari social network. È una situazione ben conosciuta da tutti.

Lo scopo principale di questa analisi è quello di portare alla luce un “problema” del quale si parla poco, pochissimo, quasi al punto di risultare un vero e proprio Tabù.

I medici si sentono tutelati?

Raramente si sente parlare delle numerose denunce penali che i medici subiscono, i numeri sono impressionanti. Da un articolo di Rainews.it del Giugno 2019 si evince che sono circa 35.000 le azioni legali intraprese verso i medici. I casi presunti di “malasanità” che hanno un impatto mediatico alto e la propaganda fuorviante messa in atto da numerosi Studi Legali specializzati in questo tipo di contenzioso, sono tra le cause dell’aumentare dei casi di denunce verso i medici. A denunciare tutto questo è Filippo La Torre, Presidente del Collegio Italiano dei Chirurghi. In realtà sono proprio i numeri a far emergere il fatto che il 95% dei casi penali ed il 90% di quelli civili, sono destinati ad andare a buon fine a favore dei medici indagati.

Addirittura da un trafiletto apparso sul sito dell’Ordine dei Medici di Latina, si evince che la categoria degli avvocati è stata “richiamata” perfino dai Giudici. In un convegno avvenuto presso il Tribunale di Milano, il Procuratore Aggiunto Tiziana Siciliano, a capo del pool milanese “ambiente, salute e lavoro”, ha dichiarato:

“Noi abbiamo avuto fra lesioni e omicidi colposi da colpa medica 300 fascicoli iscritti in un anno nel 2017, in pratica ogni giorno viene intentata una causa penale a carico di un medico”. Il magistrato ha definito numeri da “patologia” questo fenomeno, perché “molte di queste denunce finiscono poi in archiviazione, noi ci rendiamo conto che alcune di queste cause sono solo strumentali, per accorciare i tempi dei risarcimenti civili e perché il penale muove le coscienze, ma non ci possiamo permettere questo carico insensato” di fascicoli e “anche la classe forense una piccola responsabilità ce l’ha”.

In un altro comunicato diffuso sul sito dell’Ordine dei Medici di Venezia, viene messo in luce il fatto che l’87,6% dei camici bianchi ritiene alto il rischio di ricevere denunce o esposti. Questi numeri sono emersi dalla ricerca “Medici in Difesa”, commissionata dall’Ordine dei Medici della Provincia di Roma che ha coinvolto 800 camici bianchi.

I medici svolgono il loro lavoro con serenità?

Questi numeri eccessivamente alti, per forza di cose potrebbero essere la causa che porta i medici a prescrivere talvolta un numero eccessivo di esami ed accertamenti specialistici. Purtroppo, si rischia di creare un circolo vizioso che grava sulle tasche dei cittadini e che ad ora è quantificato in 11 Miliardi all’anno. Questo surplus di esami e prescrizioni viene definita “Medicina Difensiva”.

È facile dedurre che il contesto nel quale sono chiamati ad operare questi professionisti, crea demotivazione, senso di rabbia, atteggiamento difensivo. Un medico che ha speso la sua gioventù a studiare, sacrificando gli anni più belli della sua vita per essere in futuro a disposizioni degli altri, non merita di certo questo trattamento.

Con quale serenità dovrebbero affrontare le sfide che ogni giorno sono chiamati a fronteggiare? Mettiamoci per un attimo nei loro panni, nei loro camici anzi, ci piacerebbe mettere in gioco la nostra stessa vita? Ci piacerebbe lasciare le nostre famiglie, passare le giornate a combattere sperando di non essere contagiati? Sperare di rimanere sani non per amor proprio ma per non rischiare di non essere più in condizione di dare il contributo necessario? Ci piacerebbe fare tutto sapendo che in più rischiamo anche un procedimento penale?

Rispondere a queste domande risulta superfluo, le risposte sono ovvie!

Grazie nostri “Eroi”… Si ma chiediamo regole chiare e tutela per i medici!

L’emergenza CODID-19 è l’argomento cardine di questi giorni. Sui social network, in televisione, durante le conferenze stampa stiamo assistendo a centinaia di manifestazioni di gratitudine verso questa categoria, verso tutto il personale sanitario in generale.

Grazie, una delle parole più bella, sei lettere capaci di scaldare il cuore, riempire gli animi, una parola obbligatoria da rivolgere a chi sta mettendo al servizio degli altri la propria esistenza.

Immaginiamo a fine giornata come si possa sentire uno qualsiasi di questi nostri “Eroi in camice blu”. Stanco, al limite estremo delle forze, a tratti frustato per la sensazione di impotenza per aver perso dei pazienti. Magari arrabbiato per la sensazione di non aver potuto fare di più per salvare la vita a qualcun altro. Orgoglioso per aver dato la benedizione a chi era in fin di vita, sentendosi portatore di un ulteriore potere – succede anche questo dove non ci sono parroci – il potere di essere l’ultima persona che accompagna una vita verso l’aldilà.

È vero, è difficile mettersi nei panni di qualcun altro, che la situazione che stanno vivendo sia drammatica è però sotto gli occhi di tutti. Ciò nonostante si sono sentiti già dei casi di denunce verso i medici proprio da parte di parenti deceduti per COVID-19, per fortuna pochi per ora.

Un semplice “grazie” può bastare?

Continuiamoli a ringraziare, con tutte le nostre forze, ma mai come in questo momento, è ovvio che sia arrivato il momento di dare ai nostri “Eroi” una gratificazione ulteriore, non solo espressa a parole ma a fatti. Se vogliamo che i nostri medici svolgano il loro operato con la dovuta serenità, se vogliamo ringraziarli davvero, dobbiamo sostenerli in questa loro lotta. Possiamo fare in modo che si sentano tutelati, spalleggiati, sorretti da tutti noi, non solo a chiacchiere ma con fatti tangibili.

Chiediamo insieme a gran voce maggiori regole che li tutelino e li salvaguardino. In questo momento tutti loro sono impegnati in corsia, non possono chiederlo ma è ovvio che lo desiderano. Tra le decine di decreti che stanno uscendo, il governo dovrebbe prendere in considerazione anche questi aspetti. Sarebbe opportuno che anche la stampa se ne occupasse, che anche i “professionisti dell’informazione” evidenzino questi aspetti troppo spesso dimenticati.

Invito tutti a condividere, a contribuire a portare alla ribalta questo tema, quelli che definiamo “i nostri Eroi” se lo meritano, mai come in questo momento. Se qualcuno vuole aggiungere qualcosa può farlo nei commenti.

Grazie “Eroi” e questa volta (spero) non solo a parole…

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Leonardo Arenare
Leonardo Arenarehttps://esisterebene.it
Sono da sempre appassionato di tecnologia e internet. Mi aggiorno costantemente per scoprire come sfruttare questa passione per migliorare la vita di tutti i giorni. Adoro gli animali e la natura in generale, il rollerskating, la fotografia e i viaggi, soprattutto amo avere a che fare con le persone. Una frase che parla di me? Eccola: Se non progetti la tua stessa vita, le probabilità sono che tu rientri nei piani di qualcun altro. E indovina cosa hanno progettato per te? Non molto. (Jim Rohn)

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