Funghi, ottimi e non regalano piaceri solo a tavola!

marzo 2, 2018 Ambiente Paesaggi 0
fungo - esistere bene

Ho letto con attenzione e curiosità il bell’articolo del Professor Mauro Miceli, Chimico-Farmacista e Biologo, Specialista in Farmacologia e Biochimica Clinica, pubblicato su agemony.com e rilanciato sulla nostra Community Facebook “Esistere Bene”. Nel suo articolo il Professore ci ha introdotti ai numerosi studi scientifici con i quali gli studiosi sono riusciti a dimostrare i notevoli benefici, in funzione anti invecchiamento (Anti-Aging) e su molte altre patologie connesse al processo di deterioramento del corpo umano, strettamente legati al consumo alimentare dei funghi.

I benefici che i funghi possono regalarci però, non si fermano soltanto a quelli descritti dal Professore, anzi, in ultima analisi, il loro consumo alimentare è solo il culmine, l’ultima fase dell’”esistere bene” e del piacere del “vivere bene”. Prima dell’appagamento del gusto derivato dall’assaporare il delicato aroma dei funghi, vi è un’attività che, assicuro, è in grado di regalare piaceri del tutto simili se non superiori alla loro semplice degustazione: andare per boschi alla raccolta di questi speciali organismi.

Voglio raccontarvi brevemente la mia esperienza, ma prima è necessario un chiarimento: non sono un esperto conoscitore di funghi, ma mi cimento quando posso nella ricerca di queste particolari forme di vita.

Iniziamo con una breve ma importante descrizione sul cos’è il fungo. Quello che noi conosciamo e chiamiamo fungo, in realtà è solo il frutto, quindi solo una piccola parte del complesso organismo che si sviluppa completamente sotto terra con una estesa rete di filamenti che prendono il nome di Ife.

Di funghi ce ne sono migliaia di specie, molti dei quali commestibili, moltissimi velenosi. Tra tutti,  quello che mi regala maggiori soddisfazioni, forse a causa della sua indiscutibile bellezza, è sua maestà il Porcino (nelle varie specie di Boletus edulis, Boletus aereus, Boletus aestivalis, Boletus pinophilus).

Trovarlo è impegnativo e faticoso perché ci si deve necessariamente muovere nel sottobosco, praticamente sempre fuori sentiero anche su terreni scoscesi; per scovarlo ci vuole pazienza ed una buona vista perché il porcino è molto abile nel mimetizzarsi con l’ambiente circostante. Ma assicuro che il piacere che si prova quando finalmente riesci ad individuarlo, vale tutta la fatica fatta fino a quel momento. 

Il porcino cresce soprattutto nei boschi di castagno e di querce, nelle faggete e nelle abetaie. Ha colori bellissimi che, a seconda della specie, possono variare dal giallo cedro al marrone anche molto scuro, quasi nero, talvolta con tonalità rossicce. E’ un fungo carnoso, con un gambo robusto, quasi sempre più grande alla base, è bellissimo nella sua regale eleganza.

Per snidarlo ogni cercatore di porcini adotta la propria tecnica. C’è chi si affida alla vista e cerca di  individuare dei punti dove il sottobosco presenta una qualche differenza di forma o di colore e chi, come me, preferisce camminare avanti ed indietro rastrellando il terreno con gli occhi puntati sulle brevi distanze.

I porcini crescono in determinati periodi dell’anno, normalmente in tarda primavera ed in autunno, ma solo se si verificano ottimali condizioni di umidità e temperatura. Il porcino è un fungo simbionte, può cioè svilupparsi in gruppi di molti esemplari, per cui, quando se ne trova uno, è opportuno osservare con  attenzione il terreno circostante perché potrebbero essercene degli altri.

Provo un piacere sincero quando riesco ad individuare il re dei funghi, ma quando ciò non accade non mi dispero perché ho comunque trascorso una bella giornata all’aria aperta, tra i boschi, cosa  che avrà senz’altro migliorato di un pochino la qualità della mia vita.

Perfetto Mimetismo

Per chiudere questi miei pensieri, alcuni piccoli consigli rivolti ai principianti come me:

•     Il fungo si riproduce per mezzo delle spore, cellule microscopiche maschili o femminili che volano nell’aria e si depositano nel terreno. Con condizioni ideali di calore e umidità la spora germina producendo le ife, le quali unendosi con altre spore di sesso opposto formano il micelio, l’organismo che genera il fungo. Per questo motivo è fondamentale che il fungo sia pulito dal terriccio sul posto dove è stato raccolto, e trasportato con delle ceste che favoriscano la dispersione delle spore sul terreno.

•     Anche se i funghi porcini sono facilmente riconoscibili, ci sono alcune specie non commestibili che possono essere confuse con quelle commestibili. Pertanto è assolutamente necessario che il raccolto venga visionato da esperti, che possono essere degli amici o dei conoscenti, o ancora meglio controllati presso gli uffici micologici delle ASL. Questo ovviamente vale per qualsiasi altra specie di funghi.

•     L’accesso ai boschi per la raccolta dei funghi è molto spesso vincolata a precise normative collegate al pagamento di una cifra in denaro. Informatevi sempre prima di impegnarvi nella ricerca per evitare di pagare salate multe.

•     Il rischio di perdersi se non si conosce alla perfezione il territorio è molto alto, pertanto assicuratevi di prendere tutte le precauzioni del caso. Procuratevi almeno una carta della zona e preferibilmente non avventuratevi da soli, nel caso lasciate sempre detto ad un familiare o ad un amico le vostre intenzioni di caccia. Personalmente, oltre alla carta topografica, porto sempre con me un GPS  sul quale attivo la registrazione della traccia prima di entrare nel bosco. Si può anche sfruttare il GPS dello smartphone, ma attenzione alle batteria perché si scarica molto velocemente.

•     Rispettate sempre il bosco. Non abbandonate spazzatura, non raccogliete fiori, lasciate in pace i funghi non commestibili.

E con questo, nel salutarvi, non mi resta altro che augurarvi buon divertimento a cacci di porcini!

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Curo il blog “Piccoli Sentieri” e collaboro con il team di “Esistere Bene” perché condividiamo lo stesso interesse per la buona qualità di vita, il piacere di divertirsi nel tempo libero, il buon cibo e la bellezza della natura.
“Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro”. José Saramango

 

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